Borse globali riflessive, dopo la Groenlandia torna tensione Usa-Iran.
Trimestrali USA: non piaciono numeri e cautela di Intel, ma il Nasdaq «tiene»
US$ debole, preziosi a nuovi massimi: mercati segnalano nervosismo
Occhi puntati sul Giappone: elezioni il 7 febbraio + Takaichi Trade.
La settimana del World Economic Forum di Davos, conclusasi venerdì 23 gennaio, si è chiusa con mercati apparentemente più distesi.
Dopo giorni di tensione legati alle minacce di Donald Trump sulla Groenlandia e su nuovi dazi, gli investitori hanno tirato il fiato, senza però archiviare i rischi di fondo.
Il quadro che emerge è quello di mercati che recuperano sul fronte azionario, ma continuano a prezzare in modo aggressivo incertezza geopolitica, instabilità politica e rischio istituzionale.
Wall Street è tornata in prossimità dei massimi storici, ma il segnale più eloquente arriva dagli asset rifugio: l’oro sfiora 5.000 dollari/oncia, l’argento sale fino a 99 mentre il dollaro si indebolisce.
Una combinazione che racconta come la fiducia nel rischio resti fragile e selettiva. La politica della Casa Bianca, percepita come imprevedibile, continua a pesare non solo sull’azionario, ma soprattutto sulle valute e sui flussi internazionali.
A complicare lo scenario, nei prossimi mesi gli Stati Uniti dovranno affrontare due passaggi giuridici chiave davanti alla Corte Suprema: il verdetto sul caso Lisa Cook, membro del board Fed che Trump vorrebbe rimuovere, e quello sulla legittimità dei dazi. In entrambi i casi, il mercato sconta una probabilità elevata di decisioni non allineate alla Casa Bianca, con potenziali ripercussioni sulla credibilità dell’azione esecutiva.
In Europa, le Borse hanno chiuso una seduta contrastata, dopo che nel pomeriggio si è esaurita la spinta iniziale. Milano ha ceduto -0,58%, Parigi e Londra -0,1%, Madrid -0,7%, Amsterdam ha chiuso sulla parità, rancoforte +0,1%.
Anche a Wall Street chiusure miste: Dow Jones -0,58%, S&P500 +0,03%, Nasdaq +0,28%.
Sotto i riflettori Intel, penalizzata dopo che ha chiuso il quarto trimestre con una perdita netta di Us$ 333 milioni, peggiore dei -294 attesi (fonte FactSet), e ricavi pari a 13,7 miliardi, in calo dai 14,3 dell’anno precedente. Per il primo trimestre 2026 Intel prevede una perdita di 21 centesimi/azione e un fatturato compreso tra Us$ 11,7 e 12,7 miliardi, riflettendo l’impatto degli ingenti investimenti sui nuovi chip e della carenza di scorte.
Sul fronte dei flussi, Bank of America stima che le minacce di nuovi dazi abbiano provocato us$ 17 miliardi di deflussi dalle azioni Usa. Nello stesso periodo, secondo i dati EPFR Global, i fondi azionari europei hanno registrato la migliore raccolta da un mese e mezzo, mentre quelli giapponesi la più elevata dallo scorso ottobre. Segnali di una rotazione geografica più che di un ritorno convinto al rischio globale.
A livello politico, da Bruxelles arriva un messaggio di prudente fermezza. Il portavoce della Commissione europea per il Commercio, Olof Gill, ha ribadito che “un accordo è un accordo” e che ora l’aspettativa è che il Parlamento europeo, dopo il “caso Groenlandia”, continui il proprio lavoro sull’accordo commerciale Ue-Usa.
Venerdì sono tornati a correre anche i prezzi del petrolio, in rialzo di circa +2%, dopo le rinnovate minacce di Trump all’Iran. Il presidente Usa ha parlato di un’“armata” diretta verso Teheran, pur auspicando di non doverla utilizzare.
Nei prossimi giorni, navi da guerra, inclusa una portaerei e cacciatorpediniere, arriveranno in Medio Oriente, alimentando i timori di ripercussioni dell’offerta.
La nuova settimana, oggi 26 gennaio, si apre con mercati Asia-Pacifico contrastati. Il Nikkei di Tokyo perde -2%, lo yen vale 154 contro Dollaro, massimo da novembre. Secondo Reuters, la Fed di New York avrebbe monitorato il cambio Us$/JPY, segnale che potrebbe anticipare un intervento.
Hang Seng sulla parità, CSI300 +0,3%, mentre a Seul il Kospi cede -0,7% dopo il forte rally di inizio anno. In Cina pesa anche la rimozione del generale Hang Youxia, accusato, secondo il Wall Street Journal, di aver divulgato informazioni sul programma nucleare e di aver accettato tangenti.
Il Giappone resta un punto di attenzione cruciale. Il cosiddetto “Takaichi Trade”, basato su aspettative di maggiore spesa pubblica e difesa, ha spinto azioni, indebolito yen e penalizzato i bond. Non a caso, il rendimento del bond 40 anni ha segnato un massimo storico proprio quando la premier ha annunciato la sospensione biennale della tassa sui consumi.
Con un debito pari al 250% del PIL, il terzo mercato obbligazionario al mondo resta potenzialmente in grado di muovere oceani di liquidità, come già accaduto nell’agosto 2024.
Sul fronte materie prime, il momentum è evidente. Il Bloomberg Commodity Index sale a 120,2 dollari, quinto rialzo consecutivo. Oro a 5.070 dollari/oncia e argento a 10,7, toccano nuovi record, reduci dalla loro migliore settimana di sempre.
Secondo l’Economic Times, da quattro anni la domanda globale di argento supera l’offerta, con una produzione rigida (il 70% è sottoprodotto di altri metalli) e una domanda industriale in forte crescita, trainata da rinnovabili e high-tech.
Nel valutario, euro/dollaro a 1,185, massimo da settembre. Pesano i timori di nuove paralisi al Congresso. Bitcoin, sotto 88.000 dollari, rimbalza lievemente dopo aver perso -8,5% nella settimana della corsa ai beni rifugio: un’ulteriore conferma di quanto l’asset resti sensibile al contesto macro.
Poche novità sui bond: Treasury decennale al 4,21%, BTP decennale 3,51%, con spread sul Bund tedesco a 60 bps, minimo dal 2007. Venerdì è atteso il giudizio di S&P sul rating italiano (BBB+, stabile), dopo il rialzo di aprile e la conferma di ottobre.
Informazioni importanti
Comunicazioni emesse all’interno dello Spazio economico europeo (“SEE”): Il presente documento è stato emesso e approvato da WisdomTree Ireland Limited, società autorizzata e regolamentata dalla Central Bank of Ireland.
Comunicazioni emesse in giurisdizioni non appartenenti al SEE: Il presente documento è stato emesso e approvato da WisdomTree UK Limited, società autorizzata e regolamentata dalla Financial Conduct Authority del Regno Unito.
Per fare riferimento a WisdomTree Ireland Limited e a WisdomTree UK Limited si utilizza per entrambe la denominazione “WisdomTree” (come applicabile). La nostra politica sui conflitti d’interesse e il nostro inventario sono disponibili su richiesta.
Solo per clienti professionali. Le informazioni contenute nel presente documento sono fornite a titolo meramente informativo e non costituiscono né un’offerta di vendita né una sollecitazione di un’offerta di acquisto di titoli o azioni. Il presente documento non deve essere utilizzato come base per una qualsiasi decisione d’investimento. Gli investimenti possono aumentare o diminuire di valore e si può perdere una parte o la totalità dell’importo investito. Le performance passate non sono necessariamente indicative di performance future. Qualsiasi decisione d’investimento deve essere basata sulle informazioni contenute nel Prospetto informativo di riferimento e deve essere presa dopo aver richiesto il parere di un consulente d’investimento, fiscale e legale indipendente.
Il presente documento non è, e in nessun caso deve essere interpretato come, una pubblicità o qualsiasi altro strumento di promozione di un’offerta pubblica di azioni o titoli negli Stati Uniti o in qualsiasi provincia o territorio degli Stati Uniti. Né il presente documento né alcuna copia dello stesso devono essere acquisiti, trasmessi o distribuiti (direttamente o indirettamente) negli Stati Uniti.
Il presente documento può contenere commenti indipendenti sul mercato redatti da WisdomTree sulla base delle informazioni disponibili al pubblico. Benché WisdomTree si adoperi per garantire l’esattezza del contenuto del presente documento, WisdomTree non garantisce né assicura la sua esattezza o correttezza. Qualsiasi terzo fornitore di dati di cui ci si avvalga per reperire le informazioni contenute nel presente documento non rilascia alcuna garanzia o dichiarazione di sorta in relazione ai suddetti dati. Laddove WisdomTree abbia espresso dei pareri relativamente al prodotto o all’attività di mercato, si ricorda che tali pareri possono cambiare. Né WisdomTree, né alcuna consociata, né alcuno dei rispettivi funzionari, amministratori, partner o dipendenti, accetta alcuna responsabilità per qualsiasi perdita, diretta o indiretta, derivante dall’utilizzo del presente documento o del suo contenuto.
Il presente documento può contenere dichiarazioni previsionali, comprese dichiarazioni riguardanti le attuali aspettative o convinzioni in relazione alla performance di determinate classi di attività e/o settori. Le dichiarazioni previsionali sono soggette a determinati rischi, incertezze e ipotesi. Non vi è alcuna garanzia che tali dichiarazioni siano esatte, e i risultati effettivi possano discostarsi significativamente da quelli previsti in dette dichiarazioni. WisdomTree raccomanda vivamente di non fare indebito affidamento sulle summenzionate dichiarazioni previsionali.
I rendimenti storici ricompresi nel presente documento potrebbero essere basati sul back test, ossia la procedura di valutazione di una strategia d’investimento, che viene applicata ai dati storici per simulare quali sarebbero stati i rendimenti di tale strategia. Tuttavia, i rendimenti basati sul back test sono puramente ipotetici e vengono forniti nel presente documento a soli fini informativi. I dati basati sul back test non rappresentano rendimenti effettivi e non devono intendersi come un’indicazione di rendimenti effettivi o futuri.
Trimestrali USA: non piaciono numeri e cautela di Intel, ma il Nasdaq «tiene»
US$ debole, preziosi a nuovi massimi: mercati segnalano nervosismo
Occhi puntati sul Giappone: elezioni il 7 febbraio + Takaichi Trade.
La settimana del World Economic Forum di Davos, conclusasi venerdì 23 gennaio, si è chiusa con mercati apparentemente più distesi.
Dopo giorni di tensione legati alle minacce di Donald Trump sulla Groenlandia e su nuovi dazi, gli investitori hanno tirato il fiato, senza però archiviare i rischi di fondo.
Il quadro che emerge è quello di mercati che recuperano sul fronte azionario, ma continuano a prezzare in modo aggressivo incertezza geopolitica, instabilità politica e rischio istituzionale.
Wall Street è tornata in prossimità dei massimi storici, ma il segnale più eloquente arriva dagli asset rifugio: l’oro sfiora 5.000 dollari/oncia, l’argento sale fino a 99 mentre il dollaro si indebolisce.
Una combinazione che racconta come la fiducia nel rischio resti fragile e selettiva. La politica della Casa Bianca, percepita come imprevedibile, continua a pesare non solo sull’azionario, ma soprattutto sulle valute e sui flussi internazionali.
A complicare lo scenario, nei prossimi mesi gli Stati Uniti dovranno affrontare due passaggi giuridici chiave davanti alla Corte Suprema: il verdetto sul caso Lisa Cook, membro del board Fed che Trump vorrebbe rimuovere, e quello sulla legittimità dei dazi. In entrambi i casi, il mercato sconta una probabilità elevata di decisioni non allineate alla Casa Bianca, con potenziali ripercussioni sulla credibilità dell’azione esecutiva.
In Europa, le Borse hanno chiuso una seduta contrastata, dopo che nel pomeriggio si è esaurita la spinta iniziale. Milano ha ceduto -0,58%, Parigi e Londra -0,1%, Madrid -0,7%, Amsterdam ha chiuso sulla parità, rancoforte +0,1%.
Anche a Wall Street chiusure miste: Dow Jones -0,58%, S&P500 +0,03%, Nasdaq +0,28%.
Sotto i riflettori Intel, penalizzata dopo che ha chiuso il quarto trimestre con una perdita netta di Us$ 333 milioni, peggiore dei -294 attesi (fonte FactSet), e ricavi pari a 13,7 miliardi, in calo dai 14,3 dell’anno precedente. Per il primo trimestre 2026 Intel prevede una perdita di 21 centesimi/azione e un fatturato compreso tra Us$ 11,7 e 12,7 miliardi, riflettendo l’impatto degli ingenti investimenti sui nuovi chip e della carenza di scorte.
Sul fronte dei flussi, Bank of America stima che le minacce di nuovi dazi abbiano provocato us$ 17 miliardi di deflussi dalle azioni Usa. Nello stesso periodo, secondo i dati EPFR Global, i fondi azionari europei hanno registrato la migliore raccolta da un mese e mezzo, mentre quelli giapponesi la più elevata dallo scorso ottobre. Segnali di una rotazione geografica più che di un ritorno convinto al rischio globale.
A livello politico, da Bruxelles arriva un messaggio di prudente fermezza. Il portavoce della Commissione europea per il Commercio, Olof Gill, ha ribadito che “un accordo è un accordo” e che ora l’aspettativa è che il Parlamento europeo, dopo il “caso Groenlandia”, continui il proprio lavoro sull’accordo commerciale Ue-Usa.
Venerdì sono tornati a correre anche i prezzi del petrolio, in rialzo di circa +2%, dopo le rinnovate minacce di Trump all’Iran. Il presidente Usa ha parlato di un’“armata” diretta verso Teheran, pur auspicando di non doverla utilizzare.
Nei prossimi giorni, navi da guerra, inclusa una portaerei e cacciatorpediniere, arriveranno in Medio Oriente, alimentando i timori di ripercussioni dell’offerta.
La nuova settimana, oggi 26 gennaio, si apre con mercati Asia-Pacifico contrastati. Il Nikkei di Tokyo perde -2%, lo yen vale 154 contro Dollaro, massimo da novembre. Secondo Reuters, la Fed di New York avrebbe monitorato il cambio Us$/JPY, segnale che potrebbe anticipare un intervento.
Hang Seng sulla parità, CSI300 +0,3%, mentre a Seul il Kospi cede -0,7% dopo il forte rally di inizio anno. In Cina pesa anche la rimozione del generale Hang Youxia, accusato, secondo il Wall Street Journal, di aver divulgato informazioni sul programma nucleare e di aver accettato tangenti.
Il Giappone resta un punto di attenzione cruciale. Il cosiddetto “Takaichi Trade”, basato su aspettative di maggiore spesa pubblica e difesa, ha spinto azioni, indebolito yen e penalizzato i bond. Non a caso, il rendimento del bond 40 anni ha segnato un massimo storico proprio quando la premier ha annunciato la sospensione biennale della tassa sui consumi.
Con un debito pari al 250% del PIL, il terzo mercato obbligazionario al mondo resta potenzialmente in grado di muovere oceani di liquidità, come già accaduto nell’agosto 2024.
Sul fronte materie prime, il momentum è evidente. Il Bloomberg Commodity Index sale a 120,2 dollari, quinto rialzo consecutivo. Oro a 5.070 dollari/oncia e argento a 10,7, toccano nuovi record, reduci dalla loro migliore settimana di sempre.
Secondo l’Economic Times, da quattro anni la domanda globale di argento supera l’offerta, con una produzione rigida (il 70% è sottoprodotto di altri metalli) e una domanda industriale in forte crescita, trainata da rinnovabili e high-tech.
Nel valutario, euro/dollaro a 1,185, massimo da settembre. Pesano i timori di nuove paralisi al Congresso. Bitcoin, sotto 88.000 dollari, rimbalza lievemente dopo aver perso -8,5% nella settimana della corsa ai beni rifugio: un’ulteriore conferma di quanto l’asset resti sensibile al contesto macro.
Poche novità sui bond: Treasury decennale al 4,21%, BTP decennale 3,51%, con spread sul Bund tedesco a 60 bps, minimo dal 2007. Venerdì è atteso il giudizio di S&P sul rating italiano (BBB+, stabile), dopo il rialzo di aprile e la conferma di ottobre.
Informazioni importanti
Comunicazioni emesse all’interno dello Spazio economico europeo (“SEE”): Il presente documento è stato emesso e approvato da WisdomTree Ireland Limited, società autorizzata e regolamentata dalla Central Bank of Ireland.
Comunicazioni emesse in giurisdizioni non appartenenti al SEE: Il presente documento è stato emesso e approvato da WisdomTree UK Limited, società autorizzata e regolamentata dalla Financial Conduct Authority del Regno Unito.
Per fare riferimento a WisdomTree Ireland Limited e a WisdomTree UK Limited si utilizza per entrambe la denominazione “WisdomTree” (come applicabile). La nostra politica sui conflitti d’interesse e il nostro inventario sono disponibili su richiesta.
Solo per clienti professionali. Le informazioni contenute nel presente documento sono fornite a titolo meramente informativo e non costituiscono né un’offerta di vendita né una sollecitazione di un’offerta di acquisto di titoli o azioni. Il presente documento non deve essere utilizzato come base per una qualsiasi decisione d’investimento. Gli investimenti possono aumentare o diminuire di valore e si può perdere una parte o la totalità dell’importo investito. Le performance passate non sono necessariamente indicative di performance future. Qualsiasi decisione d’investimento deve essere basata sulle informazioni contenute nel Prospetto informativo di riferimento e deve essere presa dopo aver richiesto il parere di un consulente d’investimento, fiscale e legale indipendente.
Il presente documento non è, e in nessun caso deve essere interpretato come, una pubblicità o qualsiasi altro strumento di promozione di un’offerta pubblica di azioni o titoli negli Stati Uniti o in qualsiasi provincia o territorio degli Stati Uniti. Né il presente documento né alcuna copia dello stesso devono essere acquisiti, trasmessi o distribuiti (direttamente o indirettamente) negli Stati Uniti.
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I rendimenti storici ricompresi nel presente documento potrebbero essere basati sul back test, ossia la procedura di valutazione di una strategia d’investimento, che viene applicata ai dati storici per simulare quali sarebbero stati i rendimenti di tale strategia. Tuttavia, i rendimenti basati sul back test sono puramente ipotetici e vengono forniti nel presente documento a soli fini informativi. I dati basati sul back test non rappresentano rendimenti effettivi e non devono intendersi come un’indicazione di rendimenti effettivi o futuri.
Per ulteriori informazioni:
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